RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

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nemo propheta in patria

1979-2009 Trent'anni dalla morte di Giacomo Lauri Volpi.
Ogni città o paese in Italia ha il suo cittadino illustre, al quale vengono spesso intitolate strade o piazze, eretti monumenti. A Lanuvio, esistono più cittadini illustri che strade da intitolare, fra questi, in occasione del trentennale dalla sua scomparsa, vogliamo ricordare un grande personaggio, conosciuto forse meglio dai "forestieri" che dai lanuvini.
Giacomo Lauri Volpi nasce a Civita Lavinia l'11 Dicembre 1893, tredicesimo figlio di un fornaio, perdette il padre quando era ancora bambino. Grazie all'aiuto di uno zio, seguì gli studi classici, conseguendone la licenza; poi, si iscrisse alla Facoltà di Giurisprudenza e contemporaneamente, spinto dalla sua vocazione musicale, cominciò a seguire i corsi di canto al Conservatorio di Santa Cecilia, sotto la direzione del Maestro Antonio Cotogni.
Era ormai necessaria la scelta fra le due carriere, e Giacomo scelse la musica. Ma, con lo scoppio della Prima guerra mondiale fu inviato al fronte, dove rimase fino al 1918. I suoi trionfi si ebbero fra il 1920 e il 1940, emergendo in Rigoletto, Trovatore, Aida, Guglielmo Tell, Puritani, Ugonotti, Luisa Miller.
La sua era una voce squillante e chiara, dotata di grande estensione e di eccezionale duttilità; gli altri pregi del tenore lanuvino furono una tecnica vocale esemplare, grandi capacità di fraseggio e la possibilità di frenare gli impeti irresistibili delle sue interpretazioni con una autentica "mezza voce".
Queste caratteristiche gli permisero di affermarsi al cospetto degli altri due grandi tenori italiani: Aureliano Pertile e Beniamino Gigli. Lauri Volpi risultò essere il tenore del nostro secolo più fedele ai dettami della vocalità ottocentesca. Occorre ricordare che Puccini, quando scrisse la parte di Calaf, protagonista maschile della Turandot, pensò proprio alla voce di Lauri Volpi, ma che non poté interpretare in seguito a degli antichi screzi con Toscanini.
Lauri Volpi fu attivo fino al 1959. Negli ultimi tempi si dedicò ai suoi interessi umanistici degli anni giovanili, scrivendo libri sul canto, tra cui Voci parallele e Cristalli viventi.
Si spense a Burjasot, vicino Valencia, nel 1979.
Il fatto che egli sia stato lontano dal suo paese natìo per circa tre quarti della sua vita ha spesso confermato le affermazioni negative sulla sua figura e soprattutto sul rapporto che aveva con Lanuvio. Infatti, mentre in tutto il mondo Lauri Volpi era conosciuto con l'appellativo del "cigno di Lanuvio", diversi cittadini di Lanuvio lo conoscevano semplicemente come lo "spagnolo".
Di lui ricordiamo due importanti lettere inedite, scritte a due suoi amici lanuvini, Simone Frezza e Flavio Furzi. Nella prima lettera, inviò al suo amico Simone alcuni articoli che aveva pubblicato sul "Momento Sera" di Roma, dai quali emergeva il suo voler richiamare l'attenzione dei compilatori di guide turistiche sull'importanza e sulla nobiltà del suo luogo di nascita, Lanuvio. Insomma, l'intenzione sua era di creare una sorta di opuscolo per attirare l'attenzione di turisti e studiosi sul colle di Giunone Salvatrice. Ma, purtroppo, trovandosi fuori dal suo paese, si rammaricava della mancanza di fonti documentaristiche adeguate, per la stesura di una vera e propria storia di Lanuvio.
Nella seconda lettera, invece, si avverte una certa amarezza da parte dell'artista nei confronti di Lanuvio e dei Lanuvini, dove Lauri Volpi ribadiva che "lo avevano fatto soffrire con la loro apatia e dimenticanza". Proporrei ora un momento di riflessione su queste righe, da lui scritte: "...tre mesi fa si celebrò il mio 80° genetliaco e la RAI, per tre giorni consecutivi, evocò l'intera mia vita. D'ogni parte d'Italia mi giunsero congratulazioni e felicitazioni. Lanuvio tacque." E concludeva l'articolo, così: "Io non ho inclinazione ai risentimenti. E dimentico l'ingratitudine con benevolenza cristiana."
Nemo propheta in patria!

Per la rubrica Eventi - Numero 86 novembre 2009