RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Biblioteca di Trimalcione

La guerra dell’olio

Con Artemisia nella Calabria del Settecento...

Una storia forte e coinvolgente quella di "Artemisia Sanchez", un romanzo dal ritmo incalzante che possiede il pregio di ricostruire con dovizia di riferimenti storici, la situazione politica, sociale ed economica della Calabria Ulteriore*. Nella fattispecie, l'opera narrativa di Santo Gioffré si snoda nel territorio di Seminara, ai piedi dell'Aspromonte, luogo celebre in quanto teatro delle battaglie combattute in Italia da Carlo VIII e Luigi XII nonché patria di illustri personaggi. Tra questi sono annoverati Barlaam di Seminara (1290-1348), teologo e scienziato; Leonzio Pilato (inizi XIV secolo-1365), monaco erudita, autore delle prime traduzioni dal greco in latino dell'Iliade, dell'Odissea e della tragedia Ecuba di Euripide - su commissione di Francesco Petrarca e di Giovanni Boccaccio; il filosofo illuminista Francesco Antonio Grimaldi (1741-1784) e l'economista Domenico Grimaldi (1735-1805). A guidarci nella cronaca delle molteplici vicende inerenti i protagonisti della narrazione, la voce e le emozioni di Don Angelo Falvetti. Vittima di un agguato mortale nella primavera del 1785, egli ripercorre nelle sue ultime ore, come in una sorta di flashback, gli eventi che hanno segnato la sua vita e la storia di Seminara. Avviato dal padre contro la sua volontà alla carriera ecclesiastica, con il solo scopo di mantenere integro il patrimonio familiare, una volta ultimati gli studi, egli diviene curato della Parrocchia di "Santa Maria dilli Poveri", ove viene venerata la miracolosa statua lignea della Madonna Nera di san Basilio Magno. Questa piccola chiesa è da sempre jus patronato della famiglia più importante della città, i Sanchez, signori di Toledo, antica e nobile dinastia, giunta a Seminara nel 1495 al seguito del capitano Consalvo di Cordoba. E proprio questa sacro edificio è il luogo d'incontro di Falvetti con la bellissima Artemisia, figlia di don Antonio Sanchez e vedova di Michelangelo Monizio. L'incontro è preludio di una storia d'amore clandestina che intreccerà ineluttabilmente i loro destini. Seminara, a quel tempo è agitata da profondi rivolgimenti che si ripercuotono in tutti gli strati sociali; dopo una lunga permanenza in Italia e all'estero giunge in città anche il Marchese Domenico Grimaldi**. Durante i suoi viaggi ha avuto modo di studiare e approfondire metodi di coltivazione innovativi che potrebbero portare la Calabria ad un netto miglioramento delle condizioni sociali ed economiche dei suoi abitanti. Il suo progetto rivoluzionario riguarda in particolar modo una delle maggiori risorse della regione: la produzione di olio. Questo prezioso componente dell'alimentazione viene prodotto in questa terra con tecniche millenarie ormai del tutto superate, mentre le piante di ulivo dovrebbero necessariamente essere potate, il terreno arricchito con la concimazione, i frutti raccolti a mano nel momento della loro perfetta maturazione e subito macinati per ottenere un prodotto di qualità elevata. Da sempre invece, le olive vengono lasciate cadere sul terreno a macerare per almeno un mese, nella convinzione che in questo modo producano più olio. Il risultato è così un prodotto di scarsissimo pregio (il cosiddetto "olio lampante") impiegato per l'illuminazione, per confezionare saponi o lubrificare macchinari, ma del tutto inadatto all'alimentazione umana. Comincia così la "guerra dell'olio", una faida combattuta tra i "latifondisti", contrari ad ogni forma di innovazione, rappresentati dalle famiglie nobili e dalle congregazioni ecclesiastiche, e le menti illuminate di Seminara, capeggiate dall'agronomo Domenico Grimaldi, conflitto che non tarderà ad esigere il suo pesante tributo di sangue. E quando "la guerra dell'oro verde" sembra avere trovato un nobile vincitore, con l'avvento di una nuova era di abbondanza per la popolazione di Seminara, un terribile terremoto si abbatte sulla città. E'il 5 febbraio 1783. Nuove scosse si susseguono e alla gravità degli effetti distruttivi del cataclisma e all'alto numero di vittime, si somma il propagarsi di una grave epidemia di febbri. Nei giorni successivi il sisma distrugge ciò che è rimasto della Provincia Calabria Ultra. Domenico Grimaldi, investito di poteri straordinari, viene incaricato della ricostruzione... Il romanzo di Giuffré è divenuto una fiction televisiva con la regia di Ambrogio Lo Giudice. Le riprese sono state effettuate in Calabria e nella città di Matera, mentre alcune scene di interni hanno avuto come cornice le splendide sale di Palazzo Chigi di Ariccia.

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Note
* In epoca medievale la Calabria fu divisa, dal punto di vista amministrativo, in Citeriore (Cosenza) e Ulteriore (Catanzaro e Reggio); queste aree nel tempo subirono a loro volta ulteriori ripartizioni.
** Grimaldi Domenico (Seminara 1735-Reggio di Calabria 1805), economista, compì numerosi viaggi in Italia e all'estero per studiare le nuove metodologie impiegate in agronomia. E'autore di un saggio di economia campestre per la Calabria Ultra (1770) e di un Piano di riforma per la pubblica economia del Regno di Napoli (1780).

 

[...]«Michelangelo Monizio ... questo il suo nome ... e quando lo ammazzarono aveva solo ventiquattro anni, uno più di me. Fu ucciso nel corso di una rapina con due pugnalate al petto vicino al ponte del Majerà, mentre ci stavamo recando nelle mie proprietà della Nunziata. Degli uomini dal volto coperto da fazzoletti lo fecero scendere dalla carrozza ed improvvisamente gli sferrarono i colpi mortali. Lui cadde, si aggrappò ad uno dei banditi che, con una spinta, lo fece rotolare verso il fiume. Io balzai giù dalla carrozza e, gridando, corsi verso mio marito. Lì vicino, don Scipione Longo stava controllando le donne che raccoglievano olive nelle sue proprietà e, vista la scena, accorse con i suoi servi armati e mi venne in aiuto, facendo scappare gli assassini. Purtroppo, ogni tentativo di rianimare mio marito fu vano ... [... ] «Nemmeno un anno era passato da quando ci eravamo sposati» continuò Artemisia. «Mio padre, don Antonio Sanchez, mi diede trentamila ducati in dote e mi promise i fondi Salica e Nunziata. Il mio matrimonio fu grandioso. Vennero persino i miei parenti dalla Spagna e fu invitata tutta la nobiltà della Provincia. Il rito fu celebrato nella chiesa dello Spirito Santo, che è jus patronato della famiglia di mio marito; mi ricordo la bella musica, con balletti gioiosi e tanto vino, pasta e ceci, carne in abbondanza, rosoli, dolciumi e 'nacatole. Mio padre mandò i suoi servi a portare dolci e vino in tutte le case della città [...]

 

'Nacatole
Dolci tipici calabresi, dalle molteplici forme, confezionati anticamente in occasione di matrimoni o delle festività natalizie. Nel testo di Gioffré le 'nacatole vengono infatti consumate durante i festeggiamenti di nozze di Artemisia Sanchez e Michelangelo Monizio. Nella moderna preparazione sono stati aggiunti aromi non utilizzati nella ricetta originaria; inoltre il loro consumo, non più legato all'uso tradizionale, fa sì che questi dolci possano essere gustati durante tutto l'anno.
Ingredienti (per 6 persone):
500 g di farina 00; 3 uova; 100 g di zucchero; 50 g. di burro (o di strutto); lievito di birra (15 g); anice; latte (q.b.); olio di oliva per friggere; zucchero a velo.
Lavorate le uova con lo zucchero, aggiungete il lievito e successivamente il burro ammorbidito. Quindi incorporate all'impasto la farina e l'anice; se necessario aggiungete qualche cucchiaio di latte per ammorbidire l'impasto che deve risultare elastico ed omogeneo. Stendete la pasta con un matterello e ritagliatela secondo le forme che più preferite. In una padella dai bordi rialzati versate l'olio e una volta caldo, friggete i dolci rigirandoli spesso da tutti e due i lati. Una volta dorati, trasferiteli su carta assorbente e lasciateli raffreddare, poi spolverizzateli con zucchero a velo.


Altre paste dolci servite anticamente in occasione di nozze sono i cosiddetti:
Dolci degli sposi
Ingredienti (per 6 persone):

500 g di farina 00; 3 uova; 250 g di zucchero; 1 bicchiere di olio; 1/2 bicchiere di latte; 1/2 bicchiere di vermouth; ammoniaca per dolci (15 g); chicchi di caffè, canditi, piccoli confetti colorati.
Mescolate in una terrina le uova, lo zucchero, il latte, il vermouth e l'olio. Aggiungete l'ammoniaca sempre mescolando e quindi la farina fino ad ottenere un impasto compatto. Con un cucchiaio collocate su di una teglia, precedentemente unta con l'olio, piccole quantità di pasta; al centro di ciascun biscotto collocate i canditi, confetti colorati, etc. Cospargete di zucchero e ponete in forno caldo (180°) per circa un quarto d'ora.

[...]Il primo aprile di quell'anno (1782 n.d.r.) si tenne una fiera che si svolse nella grande piazza del Duca di Marmo e nelle vie limitrofe. Banditori annunciarono che quel giorno stesso si sarebbe determinato il prezzo dell'olio. Migliaia di forestieri, contadini, commercianti e curiosi si riversarono nella città. Bancarelle sistemate in ogni dove vendevano di tutto: zeppole, olive salate, pitte avanti fomu, salsicce, sanguinaccio, zappe, ronche, tridenti, coltelli, manufatti in ferro battuto, pregiate stoffe di seta, indumenti in pelle, vasi di creta, carbone, legna, frutta secca, vino, olio e altro e altro ancora. Nel pomeriggio, con gran solennità, fu fissato il prezzo dell'olio da Monteleone a Reggio. Seminara elesse due deputati, altri due li elessero i mercanti di tutto il circondario. Questi rappresentanti, unitamente all'eccellentissimo reverendo arcidiacono, al sindaco dei civili, con l'intervento del fiscale del Monte di Pietà, registrarono i prezzi dell'olio che erano corsi, giornalmente, da gennaio a tutto marzo. Ogni nobile, contadino o commerciante era in obbligo di rivelare il prezzo al quale aveva venduto l'olio in tale lasso di tempo. Veniva poi calcolato il prezzo medio di vendita che avrebbe regolato il mercato in tutta la Piana, fino a Monteleone. [...]

 


Pitta calabrese
La pitta è un tipo di pane originario della città di Catanzaro; il nome significa letteralmente "schiacciata di pane". Le pitte avanti fornu erano dunque forme di pasta di pane crude che si mettevano per prime nel forno, allo scopo di verificarne la temperatura, per la successiva cottura del pane. La pitta tradizionale ha la forma di una ciambella con un buco centrale molto pronunciato, spessore ridotto e bassissimo contenuto di mollica. Un tempo la pitta era considerato un pane rituale e impiegato come offerta votiva per le divinità.


Ingredienti: 1 kg di farina 0; 25 g di lievito di birra fresco; 1 cucchiaio di sale; 600 ml di acqua.
Unite tutti gli ingredienti e lavorate l'impasto a lungo, fino ad ottenere un composto omogeneo e consistente. Mettete la pasta a lievitare in ambiente chiuso, fino a quando non avrà raddoppiato il suo volume. Formate delle ciambelle, schiacciando l'impasto con le mani. Lasciate lievitare nuovamente. Mettete in forno già caldo.

 


Olive in salamoia
Ingredienti
: 1 kg di olive; acqua; sale; pepe in grani, foglie di alloro, chiodi di garofano.
Mettete a bagno le olive in un recipiente con acqua fredda per due giorni; l'acqua deve essere cambiata parecchie volte per consentire alle olive di perdere il loro caratteristico sapore amaro. Scolatele e fatele asciugare. Preparate la salamoia con acqua e sale (1 l. di acqua e circa 80 g di sale per ciascun chilo di olive), e gli aromi (alcuni chiodi di garofano, qualche foglia d'alloro e dei grani di pepe). Preparate i vasetti di vetro e collocatevi le olive ricoprendole con la salamoia. Chiudete i vasi ermeticamente e conservate in luogo fresco e al riparo dalla luce.

(I brani riportati in corsivo sono tratti dal testo di Santo Gioffré, Artemisia Sanchez, Milano, Mondadori, 2007)

 


 

L'autore
Santo Gioffré, storico e romanziere, oriundo di Seminara, ha redatto numerosi articoli sulla cultura e la storia di Reggio Calabria pubblicati su giornali e riviste specializzate.
E' autore del saggio "Gli Spinelli e le nobili famiglie di Seminara" (Monteleone, 1999) e dei romanzi: "Artemisia Sanchez. Tragedia di amori e potere nel settecento calabrese", (Gangemi, 2000), successivamente pubblicato negli Oscar Mondadori con il titolo "Artemisia Sanchez" (2007) e "Leonzio Pilato" edito da Rubettino nel 2005 e ristampato dalla stessa casa editrice nel 2008.

 


Per saperne di più- Bibliografia essenziale


Storia della Calabria
Piero Bevilacqua, Storia della Calabria, Roma-Bari, Laterza, 2001, vol. IV
I terremoti in Calabria
Augusto Placanica, L'Iliade funesta. Storia del terremoto calabro-messinese del 1783, Roma, Casa del libro, 1982
Augusto Placanica, Il filosofo e la catastrofe. Un terremoto del Settecento, Torino, Einaudi, 1985
Olivicoltura
Domenico Grimaldi, Istruzioni sulla nuova manifattura dell'olio introdotta nella Calabria dal marchese Domenico Grimaldi di Messimeri patrizio genovese : Socio ordinario, e corrispondente dell'Accademia de' Georgofili di Firenze, della Società di Agricoltura di Parigi, e di Berna, Napoli, Raffaele Lanciano, 1773
Michelangelo Zangari, Piano economico per assicurare la raccolta dell'olio della Calabria Ulteriore di d. Michelangelo Zangarj, Napoli, 1783
Giovanni Antonio Carbone, L'olivo e l'olio : modo di migliorarne la coltivazione e la qualità nella provincia di Reggio Calabria : studi comparati, osservazioni, sperimenti e metodi proposti, Napoli, Lanciano e D'Oria, 1889
Domenico Grimaldi, Saggio di economia campestre per la Calabria Ultra : Istruzioni sulla nuova manifattura dell'olio introdotta nella Calabria, Catanzaro, Abramo, 1994
Biagio Minzione, (a cura di), Carolea : schede di caratterizzazione varietale delle olive e dell'olio estratto da coltivar presenti in Calabria, Reggio Calabria, Laruffa, 1996
Domenico Grimaldi, Uliveti, olio ed economia nella storia della Calabria, Catanzaro, Millenaria, [2006]
L'olio in Calabria
Augusto Placanica, Storia dell'olio d'oliva in Calabria dall'antichità ai giorni nostri, Corigliano Calabro, Meridiana libri, [1999]
Biagio Minzione, (a cura di), L'olio di oliva vergine della provincia di Reggio Calabria, Reggio Calabria, Laruffa, 2000
Cucina e tradizioni alimentari
Guglielmo Limatora, (a cura di), Antica cucina calabrese, Napoli, Lito-Rama,1998
Ottavio Cavalcanti, Uomini, cibi, stagioni : cucina e tradizioni alimentari in Calabria, Roma,TS, stampa 1990
Carlo Baccellieri, La buona cucina di Calabria, Reggio Calabria, Falzea Ed., 1999
Cesare Mule, Ospitalità e cucina in Calabria dalla Magna Grecia ai Tours, Soveria Mannelli, Rubbettino,[2003]
Stefania Rota, Vero di Calabria : gastronomia tra ricordi e tradizione, Soveria Mannelli, Calabria Letteraria Editrice, stampa 2006