RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Enogastronomia

Azienda innovazione: Casale Marchese

Casale Marchese. Sono ormai sette secoli che la storia parla di questa importante tenuta. Nella Bolla di Bonifacio VIII datata 12 maggio 1301 si cita il Casale; nel 1713 la tenuta è ricordata quale dimora del musicista Emilio del Cavaliere e nel 1878 Clara Wells scrisse: "... E' una linda fattoria immersa nel verde, chiamata il Marchese".
La famiglia Carletti ne divenne proprietaria verso la fine dell'Ottocento; l'azienda è ubicata a Frascati, in zona collinare, a circa 300 metri di altitudine.
Oggi il nucleo famigliare e dirigente è composto da Gabriella Carletti, il marito Salvatore e i figli Alessandro (amministratore) e Ferdinando (responsabile agronomico). L'enologo è il dottor Paolo Peira.
La posizione del corpo aziendale è amena, il terreno è di origine vulcanica e la città di Roma è a due passi. La superficie è di circa 55 ettari, di cui 40 a vigneto, coltivato in una delle zone tra le più tipiche del Frascati. I rimanenti 15 ettari sono ad oliveto.
I vigneti sono allevati per la maggior parte a cordone speronato; la vendemmia manuale prevede una attenta selezione delle uve e la pigiatura è eseguita in maniera soffice. La fermentazione è termo-controllata al fine di ottenere vini con pregiati profumi e sapori. La gamma dei vini prodotti è vasta, si va dal Frascati superiore doc, al Cannellino, al bianco "Clemens", al rosso austero "Marchese de' Cavalieri. Le bottiglie annue prodotte sono circa 150.000, di cui 100.000 di Frascati e vini bianchi pregiati, tanto è vero che numerosi sono i premi nazionali e internazionali ottenuti. Tra i prodotti dell'Azienda non va dimenticato il pregiato olio d'oliva extra vergine, ottenuto dalle 2.500 piante coltivate, alcune secolari.
In azienda ci accoglie con la sua naturale cortesia e simpatia il responsabile agronomico Dottor Ferdinando Carletti. E a lui poniamo alcune domande.


Dottor Carletti è prevista nell'azienda l'implementazione di nuovi vitigni?
Si, risponde. O meglio, auspichiamo per esser più precisi nella risposta, di poter aumentare la percentuale di alcuni vitigni internazionali autorizzati nella Regione Lazio. Pensiamo ad alcuni vitigni a bacca bianca, come lo chardonnay e il sauvignon. Ma pensiamo anche ai vitigni autoctoni, al greco, al bombino o bellone. E tutto ciò in una variazione del 15 - 20% della percentuale ammessa dal disciplinare della d.o.c. Frascati, in una ottica eventuale ma auspicabile di revisione del disciplinare stesso.


Quali potrebbero essere le eventuali ripercussioni sul "marchio" nel caso di abbandono dei vitigni autoctoni?
Abbandono assolutamente no, altrimenti si otterrebbero vini tecnicamente ben fatti, ma neutri, tutti uguali, senza alcuna delle peculiari caratteristiche che li contraddistinguono. In altri termini si tratta di poter avere nella variegata composizione del Frascati la possibilità di utilizzare alcuni vitigni in percentuali più "elastiche", meglio adattabili alle esigenze del mercato, ma senza per questo perdere la tipicità del prodotto, che è indubbiamente un fattore essenziale di crescita.


Per le aziende che hanno innovato si sono aperti nuovi canali di commercializzazione?
Si e la qualità è cresciuta, anche per le "nuove" caratteristiche del prodotto, ma sempre nel rispetto della tipicità come ho già accennato.


I cambiamenti come vengono accolti dai committenti locali?
Bene, quando la classica "fraschetta" (osteria) propone il vero Frascati e non dei vini bianchi anonimi, come purtroppo a volte succede per una errata interpretazione commerciale, che alla fine danneggia l'immagine del prodotto tipico.


Le aziende che hanno innovato a quali dimensioni corrispondono?
Dai 10 ettari in su. Le altre aziende, quelle con minore dimensione o con allevamento della vite a tendone, hanno innovato poco o nulla.


Quante sono le aziende con le dimensioni da lei riportate che hanno innovato?
Certamente non la totalità, comunque corrispondono ad una percentuale molto alta.

Per la rubrica Enogastronomia - Numero 81 maggio 2009