RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

Cibo per la mente

Destini e identità romane

da D’Annunzio ai contemporanei

Fabio Pierangeli, docente di Letteratura di viaggio e Letteratura teatrale italiana presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università di Roma, Tor Vergata, è autore di importanti saggi critici, fra cui " Esplorazioni leopardiane " e "Pavese in teatro". Quella che indico ora ai lettori di Vivavoce è una particolare e fruibilissima raccolta di studi che vanno dal D'Annunzio "romano" a un concorso sostenuto da Luigi Pirandello, con tutti i retroscena incredibili dell'intellighentia che osa esaminare un genio (" Pirandello non usa correttamente l'italiano"), da un capitolo ballissimo intitolato " Passeggiando per i Castelli Romani- Tra letteratura e mito", fino ai paradigmi della Roma contemporanea.
Voglio riportare un brano che riguarda i nostri luoghi, e che dà anche il senso d'una scrittura - quella di Pierangeli- godibile nell'intreccio dei temi e della molteplicità inventiva in ambito letterario. "Altre passeggiate, a zonzo nella letteratura novecentesca, offrono significative tipologie. D'Annunzio, dalle "Elegie romane " al " Trionfo della morte", ad alcuni scorci laziali del " Forse che sì forse che no", aveva camminato da quelle parti con l'intento di ripetere gesta antiche, riecheggiando le passeggiate con Barbara Leoni e poi con la Duse. Com'è noto, accarezza l'idea di costruire ad Albano la sua conca mistica, dove far vivere l'anima del passato in un teatro fastoso e barocco nelle messeinscena poi non realizzate. In lui resiste la tentazione perenne di rendere lo spazio pura finzione letteraria, specchio dell'anima, paesaggio in cui incidere le parole dell'amore, come già Sperelli nelle ville romane. In questa ottica la fisicità del paesaggio deve morire per esaltarsi nelle parole".
Il primo capitolo ("Dallo sguardo di Elena al tradimento di Maria: una parabola di Roma in D'Annunzio") è di una bellezza che contiene una grande conoscenza dei rapporti fra un autore e i luoghi che lo hanno ispirato: in questo taglio esegetico bisogna inquadrare anche alcuni altri capitoli del libro che una giovane editrice (Edilet), puntata a successi sicuri, ha stampato nella collana Voltaire. Scrive Fabio Pierangeli, con quella netta intuizione delle sfumature insite in ogni cosa irripetibile e inafferrabile:"Roma è un repertorio infinito di paesaggi, di immagini che hanno, come può accadere al più autentico dei miti, la funzione di innalzare verso il sublime quello che altrimenti rischierebbe la banalità del quotidiano". Tanto per restare nel tema dell'Urbe e nella citazione dei due grandi, D'Annunzio e Pirandello, chi leggerà questo libro prenderà atto che a Pierangeli non sfugge una questione raramente detta dai critici: D'Annunzio e Pirandello vivovo e descrivono, in modo differente, un momento cruciale della storia di Roma anche a livello urbanistico: la Roma umbertina chedistrugge con le sue arterie sabaude interi quartieri popolari, dove la voce del Belli sembrava risuonare ancora intatta...

 


 

FABIO PIERANGELI
"Destini e identità romane
da D'Annunzio ai contemporanei"

Editrice Edilet, Edilazio Letteraria,
pp.156, E. 12, 00

Per la rubrica Cibo per la mente - Numero 80 aprile 2009