RIVISTA D'AREA DEI CASTELLI ROMANI

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Arca russa

Un invisibile regista contemporaneo, di cui sentiamo soltanto la voce fuori campo, come per incanto, si ritrova nel 1800 all’interno dell’Ermitage, l’ex Palazzo d’Inverno di San Pietroburgo. In compagnia di un misterioso diplomatico francese vissuto nella prima metà del XIX secolo, inizia a vagabondare a ritroso nel tempo nelle magnifiche stanze del museo. Il diplomatico gli fa strada e durante l’incredibile passeggiata i due danno vita ad un dibattito appassionato ed ironico sulla storia della Russia recente e passata, mentre si passano in rassegna opere d’arte superbe (Tintoretto, Canova, van Dyck, El Greco, Rubens, Rembrandt), si evocano episodi storici, dal ricevimento dell’ambasciatore di Persia alla corte dello zar Nicola I all’assedio di Stalingrado durante la seconda guerra mondiale, si assiste all’apparizione di personaggi come Pietro il Grande, l’imperatrice Caterina II, l’ultimo zar Nicola II, fino all’ultimo sontuoso ballo della corte imperiale alla vigilia della prima guerra mondiale, e all’uscita di scena degli invitati che sancisce la fine di un’epoca.
«Questo film è una fantasia. Parla di qualcosa che non è mai accaduto ma che avremmo desiderato che accadesse. Sono stanco del montaggio. Non voglio fare esperimenti con il tempo. Voglio portare sullo schermo il tempo reale». Grazie ad una speciale cinepresa digitale portatile ad alta definizione, Alexander Sokurov, uno dei più originali e imprevedibili registi europei (Madre e figlio, Moloch, Taurus), riesce nel miracolo: raccontare tutto il film in un unico, incredibile, spettacolare piano sequenza. Nessuno aveva mai realizzato nulla di simile prima. Una soggettiva ininterrotta di oltre novanta minuti (in realtà, come ha fatto notare qualche maligno, sembrano esserci un paio di impercettibili stacchi) per raccontare un kolossal con centinaia di personaggi in costume, girato spostandosi continuamente in decine di sale dell’Ermitage. Un film preparato accuratamente per mesi e finito in un’ora e mezza. La cosa ancora più sorprendente è che non si tratta soltanto di un eccezionale esercizio di stile che inaugura una nuova epoca (la sequenza del ballo e la discesa lungo la scalinata non si dimenticano facilmente), ma è il tentativo riuscito di fondere forma e contenuto, rispondendo quindi anche ad una precisa urgenza poetica: quella cioè di rappresentare senza soluzione di continuità il flusso temporale, amalgamando fattori altrimenti inconciliabili, come conferma l’ultima battuta del film: «dovremo navigare per sempre, e vivere per sempre». Il risultato è di quelli che lasciano senza fiato. Per dimostrare ancora una volta le immense possibilità del cinema che, oltre a raccontare storie e suscitare emozioni, deve e può sconvolgere le coscienze, deve e può destabilizzare le idee precostituite, deve e può essere utilizzato come formidabile strumento di percezione e conoscenza.

“Arca russa”, Russia, 2002, regia di Aleksandr Sokurov

Per la rubrica Mediateca - Numero 53 giugno 2006